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Non riesco mai a spaccare il minuto. L'orologio si, mi capita spesso, senza volerlo, ma a essere puntuale no, anche a volerlo, c'è qualcosa di biologico, di più forte di me, anche solo un minuto ma in ritardo ci arrivo. Ho fatto tutto a tempo di record: sveglia alle 8, colazione, sigaretta, doccia, valigia ma comunque in 40 minuti. Le previsioni dicono di stare a casa, troppa neve, basta andare piano in fondo.
Ecco Verona, tanti ricordi, tanta neve. Acquisto un cappello di lana e un paio di calzini, nella fretta non avevo valutato che i fantasmini potessero essere poco. Bella, questa città rimane sempre bella, malgrado in 4 mesi sia la seconda volta che ci finisco è comunque un piacere. Si riparte dopo qualche giro e un bottiglietta di argotone rotta nel parcheggio sotteraneo, direzione la serenissima.
Parcheggio comunale, pioviggina. Un atmosfera strana incornicia mezz'ora di labirinto fatto di calle. Bello. Combinazione sto giocando in questo periodo ad Assassin's Creed 2, ambientato proprio qui, e il cammino sino a Cà Angeli sembra un lunghissimo dèja vu. Istruzioni del caso, una doccia tanto lunga quanto il raffreddore che mi accompagna poi cena in un jazz caffè, cozze e valpolicella.
Si riparte, una calle, un campo, una calle. Ora capisco perchè la chiamano la serenissima. Un anima ogni 2 km, due chiacchere in inglese con passanti australiani, messicani, irlandesi, sostenendo i soliti banali discorsi sui viaggi. Qui la notte sembra darti la possibilità di toccare la solitudine.
Il mattino mi sveglio senza macchina fotografica, inutile la ricerca, i canali e il buio sembrano averla inghiottita insieme a tutti i pensieri della notte. Una visita a San Marco è d'obbligo, poi cerco un negozio di maschere visto sulla copia di un giornale del 1883.
Una toccata e fuga costatami cara, ma guardando il mare con il via vai di barche, mercanti e turisti mi sento un groppo in gola ancor più grosso, quello della voglia di andare, viaggiare, muoversi, partire e tornare. E così d'ora in poi dovrò fare. |